Società digitale: Internet ha davvero cambiato il modo in cui parliamo?

DigitalSocietà digitale: Internet ha davvero cambiato il modo in cui parliamo?
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Società digitale: Internet ha davvero cambiato il modo in cui parliamo?

Come individui siamo portati all’evoluzione, al cambiamento. Più di ogni altro essere vivente ci adattiamo alle nuove scoperte, alle innovazioni tecnologiche.

Siamo soprattutto inclini a sfruttare le innovazioni piegandole ai nostri bisogni, ridefinendo continuamente barriere e confini.

Con il progredire dell’era digitale e con l’instaurarsi dei social network, abbiamo fatto nostro un linguaggio nuovo, ibrido, rapido e figurato.

Ma ha davvero cambiato il nostro modo di parlare e scrivere?

 

Il linguaggio che cambia con la tecnologia

Come spesso avviene con il progresso tecnologico, il mondo tende a dividersi tra apocalittici e integrati.

Ad ogni nuova scoperta, una fazione grida alla Fine del Mondo e si strugge rivendicando lo status quo, mentre dall’altra parte c’è chi si adegua e prova a coglierne le opportunità.

Diversi studi sono stati fatti durante l’evoluzione progressiva del fenomeno dei social network, accusando Internet e in particolare le piattaforme social di restringere e svilire il ventaglio di parole a nostra disposizione (dimenticandosi però dei ritardi cronici dell’alfabetizzazione mondiale).

Ma questo sviluppo digitale del linguaggio nasce ben prima dei social network.

 

In principio fu il texting

Se pensiamo infatti alle email o agli SMS che avevano il limite massimo di 160 caratteri, eravamo già impegnati ad adattarci ad un mezzo nuovo, e a modificare il nostro messaggio per integrarci a quella tecnologia.

Il mutamento linguistico nell’ambito della società digitale è infatti un processo del tutto normale: secondo il professore e linguista John McWhorter, docente di linguistica presso la Columbia University, il linguaggio del così detto texting (che denomina fingered speech) è sì diverso da quello comune, ma non è sbagliato.

Fondamentalmente, non deve essere analizzato con gli stessi strumenti utilizzati per l’analisi linguistica “ordinaria”. Il texting è una categoria linguistica a sé, con i propri modelli, le proprie regole e le proprie strutture. Diventa un linguaggio parlato, invece che scritto.

Quel che è certo è che Internet e i social media abbiano facilitato l’attività della scrittura anche in persone che non avevano questa abitudine; i giovani scrivono molto di più, in una varietà di lingua che resta prevalentemente informale e colloquiale, rimodellando continuamente i suoi confini.

 

Neolingua giovanile

Ben prima di internet infatti, gli studi sulla linguistica si erano interessati dei cosiddetti linguaggi giovanili. Tra lo sviluppo di un neoitaliano o e-taliano e i linguaggi giovanili corre un filo rosso, proprio perché i giovani sono stati i maggiori fruitori delle tecnologie che preferivano una comunicazione come il texting.

Nel corso degli anni si sono sviluppate somiglianze tra le varietà di neoitaliano e quelle giovanili: vediamone alcune.

Su Internet riscontriamo tre tipi di tachigrafie, fondamentalmente:

  • gli acronimi, come quelli inglesi FYI per for your information o ASAP per as soon as possible, ma anche quelli italiani, si pensi solo a TVB per ti voglio bene o TAT per ti amo tanto. Un acronimo classico come LOL, laughing out loud, viene usato dai giovanissimi anche coniugato come verbo, lollare
  • tachigrafie vere e proprie, come nn per non o qnt per quanto; rientra, tra le queste, anche l’uso della k per il ch, di x per per, del numero 6 per sei, voce del verbo essere, e così via;
  • le abbreviazioni, come asp per aspetta o risp per rispondi.

Gli emoticon prima e gli emoji poi sono estremamente diffusi, impiegati spesso come un codice “di supporto” alle parole, dato che permettono, se usati bene, di chiarificare il senso di una frase o di esplicitare una battuta. Faccine e testo sono destinati a convivere, non a sostituirsi a vicenda.

È molto comune l’uso di parole inglesi più o meno isolate e più o meno “pasticciate” o ibridate:

  • esistono i tecnicismi ormai storici derivati dall’informatica e della rete come downloadare o backuppare a quelli più nuovi, difficili da sostituire, come screenshottare, taggare, memare o embeddare;
  • pseudotecnicismi legati ai vari canali di comunicazione come whatsappare, instagrammare o shazammare;
  • infine, gli anglismi “di lusso”, usati perché sentiti come più espressivi, o perché manca un corrispettivo sintetico italiano, come mansplaining, facepalm o epic fail.

 

Economia linguistica e socializzazione

Per rispondere alla nostra domanda iniziale: la lingua e il modo in cui parliamo e scriviamo, complici social network, SMS e servizi di messaggistica istantanea vari, sta mutando profondamente.

Si fa un uso sempre maggiore di abbreviazioni, di immagini, di neologismi, di acronimi e di emoticon; sta divenendo sempre più comune esprimere concetti anche complessi con un numero limitato di parole e lettere.

La lingua si sta “socializzando”. La nostra comunicazione sta diventando più immediata e sintetica: in una parola, economica.

Un fatto positivo, dato che tutte le lingue del mondo tendono ad ottenere il massimo risultato comunicativo con il minimo sforzo cognitivo.

Le persone crescono, si evolvono, si adattano alle novità: il futuro è nelle mani di chi sa cogliere queste rivoluzioni e ne trae energia per il cambiamento, per un’opportunità.

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