Social Media Policy per le aziende, come comportarsi

Facebook, Instagram, Whatsapp ed il loro “fratelli minori” sono stati una rivoluzione. Tanto da rendere necessaria una social media policy per le aziende, delle regole chiare.

Se ce lo avessero detto anche solo 5 anni fa che avremmo dovuto dotarci di una social media policy per le aziende, in modo da regolamentare tutto quello che ruota attorno a questo mondo, avremmo gridato all’esagerazione.
E invece, oggi, è necessario realizzarla. O quanto meno iniziare a pensarci ed avere chiare implicazioni e confini entro i quali ci si può muovere.

Social e lavoro, influenze reciproche

I social network sono nati come degli strumenti prettamente privati, ludici. Ma non è quello che sono diventati.
Oggi non c’è azienda che non abbia i propri canali su Facebook, Instagram, Linkedin e magari anche Pinterest per alcuni settori specifici.
Alzi la mano chi non ha un gruppo Whatsapp con i colleghi di lavoro, anzi magari due: uno per organizzare cene, uscite e fare battute e l’altro per trattare temi strettamente legati alla professione.

Molte imprese si sono dotate di un responsabile interno per seguire i canali social. Altre si sono affidate ad un’agenzia. E sicuramente quello del digital è un settore ancora in espansione, con continua ricerca di personale.

Insomma: i social hanno creato una sorta di trait d’union tra la nostra vita privata e quella lavorativa.
Ed i confini sono molto sfumati. Troppo.

Il 99,9% della popolazione ha un profilo social. Ed un lavoro.
Nella nostra rete di amicizie social entrano colleghi, capi, responsabili, clienti. Quindi la nostra immagine privata, si mescola con i nostri contatti di lavoro. Praticamente inevitabile.

Ecco perché l’idea di una social media policy per le aziende non è affatto un pensiero così assurdo. E noi di #ImmedyaHolding stiamo facendo le nostre valutazioni, sempre nell’ottica di creare un ambiente di lavoro nel quale trasparenza e chiarezza siano padrone.

Giurisprudenza e social network

La legge è sempre più spesso chiamata ad esprimersi su questioni complesse che tirano in ballo i social media ed i comportamenti a loro connessi.
Per esempio

  • Licenziamenti che hanno come giusta causa una scorretta condotta dei dipendenti sui canali social
  • Violazioni della privacy dei lavoratori da parte delle aziende

Due casi limiti. Ed in mezzo un’area grigia difficile da delimitare.
Ti è mai capitato di connetterti con il computer dell’azienda al tuo personale profilo facebook durante l’orario di lavoro? E c’è una regolamentazione su questo all’interno dell’azienda?

Il buon senso è ovviamente il primo faro da usare per orientarsi. Ma più si va avanti e più potrebbe non bastare.

Adottare una adeguata social media policy per le aziende significa porre tanto la struttura aziendale quanto il singolo individuo al riparo da eventuali problematiche, più o meno gravi.

Da più parti vengono sottolineate quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di un regolamento interno in materia.
Per prima cosa, anche in ottica di promuovere l’employee advocacy, i lavoratori dovrebbero essere coinvolti nella redazione della social media policy.
Quest’ultima dovrebbe contenere regole non fraintendibili riguardo all’eventuale citazione dell’azienda e del brand nei propri profili personali e chiarire il fatto che il reato di diffamazione è punibile anche nei social media.
Importante è che al suo interno vengano esplicitati eventuali limiti all’uso dei social media durante le ore di lavoro, sia con strumenti personali che con quelli aziendali.

Parlare di social media policy per le aziende dunque significa dare ancora più valore al concetto di trasparenza e di democrazia partecipativa e contribuire a creare un ambiente di lavoro sereno.