L’economia della fiducia

La ricchezza di un Paese sono l’educazione, la sanità, le infrastrutture, la ricerca, la scienza, la giustizia, delle istituzioni che funzionano. È lo sviluppo umano, l’aria pura, l’acqua potabile, il fatto di vivere in un ecosistema sano che fa la ricchezza di una nazione”.
Le parole citate sono quelle di Éloi Laurent, teorico dell’economia della fiducia, pronunciate nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera e pubblicata il 20 novembre 2019.

Oggi le sue affermazioni risuonano con una potenza ancora maggiore. Perché quando si affrontano periodi complicati, riflettere su quale sia la vera ricchezza di una nazione è quanto mai fondamentale.
Certo, quello di cui abbiamo bisogno è incoraggiamento e sostegno, ma anche quel tanto di pragmaticità che basta per capire che cosa davvero possiamo fare, seppure a tratti colti da un senso di impotenza al quale dobbiamo però reagire mettendo persone, cultura, produttività e relazioni al centro.

Crisi: minaccia o opportunità?

Partiamo dall’etimologia della parola, dal suo significato originale, scevro di interpretazioni successive. La parola crisi deriva dal greco κρίσις “scelta, decisione, fase decisiva” e dal rispettivo verbo κρίνω “distinguere, giudicare”.
Se dunque ci attenessimo a questa definizione, la crisi altro non sarebbe che un momento in cui scegliere, prendere delle decisioni, riflettere per poi agire.
Non c’è alcuna accezione negativa: dalla scelta fatta, dipenderà quello che succederà dopo, che potrà essere qualcosa di positivo o di negativo, in base alla bontà della decisione presa.
Quello che ci viene chiesto in momenti decisivi, dunque, è di avere la giusta capacità di riflettere, di ponderare e di valutare, per arrivare ad una scelta che sia la migliore possibile.

Ciò che sta accadendo in questi giorni, con un’emergenza mondiale dalla gestione complessa, deve essere oggetto di una riflessione critica e razionale che tenga a bada emozioni come ansia e paura. Ci vuole un forte senso di responsabilità per capire quali strategie adottare nel rispetto di regole e restrizioni imposte dalle istituzioni, senza danneggiare eccessivamente la produttività delle imprese, colonne portanti dell’economia del nostro Paese.

Economia della fiducia: come costruirla

Qual è quindi l’opportunità che ci si presenta davanti oggi?
Siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo per creare un’economia sana, che vada a motivare le persone e guidi l’azione verso una cultura della consapevolezza, che a sua volta favorirà la ricchezza – per come la definisce Laurent – in un circolo virtuoso destinato ad autoalimentarsi.

Partendo dunque dalla teoria dell’economia della fiducia, nella quale la cooperazione è il valore messo al centro del modello, quali sono le aree sulle quale dovremmo concentrarci?

  • Le persone

All’inizio di qualsiasi cambiamento importante nella storia c’è l’essere umano, con il suo bagaglio di conoscenze e competenze, di idee, di sentimenti, di empatia. Non c’è strumento più potente della mente umana e mai potrà esserci. Dare il giusto valore ad ogni individuo che compone la collettività significa renderlo responsabile, fargli comprendere quanto il suo contributo sia importante e di conseguenza incentivarlo a fare sempre meglio, a non fermarsi al problema, ma puntare sempre alla soluzione. Dare fiducia significa spingere a sperimentare, a guardare oltre i confini conosciuti. Ed è così che si genera miglioramento.
Alla base dell’economia della fiducia dunque non possono che esserci le persone e, con loro, le relazioni. Perché tutta la tecnologia del mondo, che sia chiaro consideriamo imprescindibile, non può sostituire il sodalizio che si crea quando si entra in contatto tra esseri umani.

  • La cultura

Alla base di qualsiasi valutazione dovrebbe esserci la conoscenza. Specialmente in momenti complessi, è necessario lasciarsi guidare dal sapere e dalla competenza. Oggi più che mai dobbiamo essere in grado di filtrare le informazioni che ci arrivano, evitando di fomentare situazioni di panico che – la sociologia ci insegna – sono più pericolose del motivo stesso per cui si genera il panico.
Chi fa comunicazione svolge un ruolo davvero molto importante: equilibrio, consapevolezza, attenzione devono essere i capisaldi da seguire, senza alcuna eccezione.
La cultura è dunque un altro valore fondamentale che va promosso nel processo che porta all’economia della fiducia. Mai perderla di vista e anzi investire affinché il livello culturale aumenti, costantemente.

  • La motivazione

Chiedersi “che cosa posso fare nel mio piccolo”, per trasformare la minaccia in opportunità e non aspettare passivamente che qualcun altro prenda decisioni al proprio posto: essere proattivi e non reattivi.
Ai Leader spetta un ruolo fondamentale: stimolare i membri del team ad assumere una forte motivazione, a sentire che ognuno può giocare il proprio ruolo, affrontando con razionalità ogni passo e collaborando alla costruzione di una realtà migliore.
Questo significa avere una visione a lungo termine del business: individuare e comprendere prima degli altri le opportunità che si possono aprire sul mercato per fare la differenza.

  • L’azione

Dopo aver riflettuto sull’importanza di ognuno degli elementi elencati fino ad ora, è arrivato il tempo di agire. L’economia della fiducia non può prescindere dall’azione, dal fare, dal creare.
“L’economia – per citare ancora Laurent – non è altro che una forma di cooperazione per raggiungere il benessere”. Ed è a questo obiettivo che devono tendere tutte le nostre azioni: come persone, come membri della collettività, come parte di un team di lavoro.

Fiducia è crescita

Se quindi è vero che questo è il tempo della Responsabilità Sociale, è anche tempo di delineare una crescita verso la quale tendere e un futuro immediato da costruire.
Ripartire dalla fiducia è una buona promessa, individuale e collettiva, in periodi che come questo ci mettono e ci metteranno alla prova. La speranza è di essere in molti, ognuno nel suo ambito, a trasformarla in realtà quotidiana.

Riparti oggi, come noi, dalla voglia di fare la differenza.
Come?

  • Utilizza la tecnologia per incontri e formazione: sarai da stimolo anche per altri che ancora non sono allineati all’utilizzo di queste nuove metodologie;
  • Trasmetti messaggi positivi a clienti, fornitori e dipendenti;
  • Sperimenta nuovi sistemi di lavoro utili ad un miglioramento dell’organizzazione e dei livelli di servizio;
  • Progetta nuovi sistemi o servizi di vendita per la tua azienda;
  • Fatti guidare in ogni scelta che dovrai compiere dal senso di responsabilità, dal sentimento di solidarietà e dall’etica.