Investire sulle persone, oggi più di ieri

Progettualità. Entusiasmo. Idee. Innovazione.
Queste dovrebbero essere le parole chiave grazie alle quali ripartire dopo il Coronavirus. Probabilmente lo sappiamo tutti: la parte difficile è rendere operativa questa consapevolezza.
Per farlo è necessario liberarsi da sensazioni negative come paura ed incertezza e lasciarsi guidare dalla voglia di fare, di costruire, di rilanciarsi, sfruttando opportunità che altri non riescono a vedere.

Chi fa impresa deve essere anche una sorta di visionario, capace di guardare sempre un po’ più in là degli altri. Ma deve anche ricordarsi che per trasformare le idee in progetti ed i progetti in case history o prodotti di successo, è necessaria la collaborazione di tutte le singole persone che fanno parte dell’azienda.

Solo rimettendo ancora e con più forza le persone al centro, non solo con una comunicazione di brand che faccia percepire vicinanza emotiva ed empatia ma anche rinsaldando i legami interni, possiamo davvero immaginare una ripresa florida.

Nella mente dell’imprenditore

È un luogo difficile da abitare, la mente dell’imprenditore. Perché in ogni momento al suo interno si combatte una lotta continua alla ricerca dell’equilibrio tra profitto e sostenibilità, intesa nel più ampio dei suoi significati.
Periodi come quello che stiamo vivendo rendono tutto ancora più complesso perché costringono a scelte importanti, capaci di indirizzare il futuro proprio, della propria azienda, dei dipendenti, dei fornitori, dell’indotto.

Il tema è delicato e di enorme interesse, tanto che l’Harvard Business Review gli dedica un articolo dal titolo “The Coronavirus Crisis doesn’t have to lead to leyoffs”, cioè “La crisi del Coronavirus non deve portare a licenziamenti”.

Il pezzo è una sorta di invito agli imprenditori a riflettere bene prima di fare le proprie scelte perché, si dice, chi sarà capace di affrontare questa nuova sfida in modo chiaro e con una grande attenzione al lato umano, riuscirà a creare valore per la propria impresa e ad uscire dalla pandemia con una percezione rafforzata del proprio brand all’esterno.
Cinque sono i consigli proposti per seguire questa strada virtuosa:

  1. comunicare apertamente;
  2. condividere il dolore, la preoccupazione;
  3. prendere in considerazione l’idea del crowdsourcing con i dipendenti (cioè coinvolgerli nella proposta di idee, suggerimenti, opinioni, progetti, soluzioni che possano essere utili);
  4. rivedere tutte le opzioni, anche quelle meno convenzionali;
  5. rimanere calmi anche nei momenti più critici e non prendere decisioni avventate.

Cosa NON cambia dopo il Coronavirus: le persone al centro 

Da questa e da molte altre pubblicazioni – illuminante anche lo studio della Edelman all’interno del quale si analizza che cosa le persone si aspetteranno dai brand dopo il Coronavirus e dal quale emerge la richiesta di attenzione alle persone, ai dipendenti ed i loro bisogni fondamentali – comprendiamo come accanto a dei mutamenti necessari, non solo non cambierà ma si renderà ancora più necessario adottare un approccio interno all’azienda nel quale il benessere dei collaboratori ed il loro grado di coinvolgimento e soddisfazione siano nodi programmatici cruciali.

Tra i tanti studi che si occupano di capire come il benessere aziendale influenzi la produttività dei collaboratori, possiamo citarne uno svolto dalla ADAPT dal titolo Wellness at Work che ha il merito di indicarci quali sono gli indicatori da tenere sotto controllo per capire se si sta davvero lavorando per mettere e mantenere le persone al centro. Tra questi:

  • proporre obiettivi espliciti e chiari ed essere coerenti tra enunciati e prassi operative;
  • riconoscere e valorizzare le competenze e gli apporti dei dipendenti e stimolare nuove potenzialità;
  • stimolare un ambiente relazionale franco, comunicativo, collaborativo;
  • mantenere livelli tollerabili di stress;
  • assicurare apertura all’ambiente esterno e all’innovazione tecnologica e culturale.

E ancora, in un pezzo scritto per il Corriere della Sera Alessandro Zollo, Amministratore Delegato di Great Place to Work che ogni anno stila una classifica sulle migliori aziende italiane all’interno delle quali lavorare, afferma come le aziende capaci di aumentare l’engagement dei propri dipendenti/collaboratori e la loro fiducia, ne ricavino benefici importanti quali aumento della produttività, aumenti di fatturato, aumento di margine sul fatturato.

Se dunque davvero si vuole ripartire con forza e convinzione dopo il Coronavirus, la linea da seguire sembra essere tracciata: attenzione alle persone, coinvolgimento, ascolto, creazione delle migliori condizioni nelle quali lavorare, anche ricorrendo alla tecnologia, il tutto nell’ottica di valorizzare il potenziale di ognuno. E così, della realtà imprenditoriale tutta.