Inclusive Advertising, la pubblicità contro gli stereotipi di genere

I messaggi pubblicitari ci influenzano. A volte senza che ce ne rendiamo conto. Ecco perché l’Inclusive Advertising è un concetto che potrebbe trasformare la società

Gli stereotipi pubblicitari stanno forse, finalmente, cambiando. Ed il merito di questa che potrebbe essere una svolta epocale, è dell’Inclusive Advertising.
Procedendo ad una traduzione letterale ed immediata, riporteremmo questo concetto all’italiano “pubblicità inclusiva”, a dei messaggi cioè che aprono le porte a nuove categorie di soggetti e che non si focalizzano solo su alcuni ritratti patinati.

Lo stereotipo di genere

La prima barriera che l’Inclusive Advertising sta cercando di abbattere è quella che riguarda la contrapposizione tra i ruoli arbitrariamente attribuite alle donne ed agli uomini.

Secondo le indicazioni date dalla Advertising Standards Authority, l’organizzazione che nel Regno Unito si occupa di regolamentare l’industria pubblicitaria e dunque i suoi messaggi, per essere considerata accettabile alla luce del concetto di Inclusive Advertising, la pubblicità non deve in alcun modo proporre scenari in cui vengano ritratti stereotipi di genere o affibbiate limitazioni legate alla propria condizione di uomo o di donna.

Senza tornare indietro alle celebri pubblicità degli anni 50 in cui la condizione della donna era relegata a quella di protettrice del focolare domestico, intenta solamente a cucinare o pulire in casa, possiamo affermare che lo scopo dell’Inclusive Advertising è di cancellare ogni messaggio che fondi i suoi presupposti in una sorta di pregiudizio.
Ricorderete tutte il claim “Per l’uomo che non deve chiedere mai”: ecco questo è un esempio leggero di quello che l’Inclusive Advertising punta ad eliminare.

Stop a modelli estremi e pericolosi

La riflessione fatta dall’organizzazione inglese ha forse cavalcato, forse sospinto venti di cambiamento già esistenti.
Basti pensare a quanto sia più facile oggi vedere protagoniste di spot delle modelle molto più vicine alla normalità delle donne che incontriamo per strada, che non alle esili figure che cavalcano le passerelle.

Un bene questo sicuramente per le nuove generazioni che potranno forse arrivare a smettere di giudicare sé stesse solamente in base a stereotipi di bellezza spesso irraggiungibili, sicuramente più estremi per le donne, ma spesso anche un paragone pesante per gli uomini.

Un esempio? La Nike ha esposto nella Nike Town di Oxford Street, a Londra una linea di abbigliamento sportivo per taglie comode, con tanto di manichini dalle forme morbide.

Sulla stessa linea si è collocata anche H&M, scegliendo come testimonial la modella curvy Jennie Runk.

Spostandoci dal lato prettamente estetico, un altro muro è stato abbattuto anche dallo spot veicolato da IKEA per la Giornata Mondiale contro l’omofobia, nella quale il marchio svedese lanciava un chiaro messaggio di inclusione.

E’ presto sicuramente per gridare all’abbattimento di ogni tipo di discriminazione grazie all’Inclusive Advertising, ma una maggior attenzione a tematiche delicate come questo è sicuramente segno di un positivo progresso anche in un mondo di squali come quello della pubblicità.

 

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