Management, buone pratiche per aumentare la produttività

Il capitale umano è di certo la maggiore risorsa che un’impresa oggi possa avere.
Se dunque è corretto affermare che la selezione del personale a monte sia un’attività alla quale dedicare molto impegno ed attenzione, è anche vero poi che l’organizzazione dei flussi all’interno dell’azienda rivesta un ruolo fondamentale per fare in modo che la potenza diventi atto.

A questo proposito, una ricerca condotta dall’Università di Padova e Cuoa Business School in tema di buone pratiche attuate nelle aziende italiane con lo scopo di aumentare la produttività, ci dice che chi adotta il modello Oelm (Operational Excellence e Lean Management) ha risultati enormemente più apprezzabili rispetto agli altri.
Il problema però è che solo il 16% delle realtà imprenditoriali del nostro Paese lo sta facendo.

Aumentare la produttività con il modello Oelm 

Con Lean Management si intende un modello di gestione snella dell’azienda, che porta con sé miglioramenti qualitativi e quantitativi oggettivi, perché misurabili.
Il focus delle buone pratiche per aumentare la produttività è, ci verrebbe da dire ovviamente, l’implementazione di tecniche di gestione e di sviluppo delle persone, vero ed insostituibile motore di qualsiasi organizzazione aziendale.

Il lean management si fonda su alcuni principi, essenziali:

  • miglioramento continuo, che coinvolga tutti i livelli dell’organizzazione;
  • definizione del valore, dal punto di vista del cliente finale;
  • netta distinzione tra attività che aggiungono valore per il cliente e quelle che non lo fanno, per concentrarsi solo sulle prime e utilizzare meglio le risorse aziendali;
  • identificare ed analizzare i processi di business per individuare le criticità, eliminando gli sprechi e portando alla luce le opportunità di miglioramento;
  • standardizzazione dei processi attraverso il continuo apprendimento.

Ciò che sorprende è che l’approccio del lean management dal quale derivano pratiche tese ad aumentare la produttività, non sia una prospettiva così recente, come si potrebbe pensare.

Si ispira infatti ad un modello varato negli anni ’40 da Taiichi Ohno, Shigeo Shingo, Sakichi e Kiichirō Toyoda, manager della Toyota: il Toyota Production System.

L’assunto fondamentale è spingere il team di lavoro a pensare, sperimentare ed apprendere dai risultati, per innescare un processo di miglioramento continuo che elimini ogni spreco, cioè l’impegno in attività che non producono effettivo valore per il cliente finale.

I miglioramenti reali

Affermare che le aziende che attivano il modello Operational Excellence e Lean Management ne ricavino miglioramenti oggettivi, significa essere poi in grado di produrre dei dati a sostegno di questa tesi.
Ed è proprio così che vogliamo concludere il nostro articolo, dando agli imprenditori delle motivazioni numeriche che, come sappiamo, sono quelle preferite da chi ha a che fare con attività che hanno l’obiettivo finale di creare economia.

Le aziende che lavorano in ottica lean management e che possono dunque essere definite avanzate raggiungono:

  • il 17% in più di produttività in termini di valore aggiunto per addetto;
  • una media di 153 dipendenti, contro i 43 delle imprese non advaced;
  • il 70 % di esportazioni, contro il 38% delle altre;
  • un indice EBITDA (utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti) maggiore del 20%.

Ancora una volta, sono i dati a dirci che un management strutturato è il vero segreto per un’imprenditoria virtuosa.